ALLEGORIA DELLA BELLEZZA
CORTEO STORICO – GIUGNO/SETTEMBRE 2017

Con il Rinascimento, il concetto di bellezza femminile cambia a favore di una visione sempre idealizzata ma più laica e persino pagana, con la riscoperta della cultura classica pre-cristiana. Comincia ad affermarsi la bellezza giunonica che tra la fine del XVI secolo e la prima metà del Seicento caratterizzerà l’Epoca Barocca quasi in risposta alla compostezza rinascimentale; con il Barocco prima e il Rococò poi, la bellezza coincide sempre di più con la sensualità talvolta esasperata. Il gusto per l’eleganza e lo sfarzo si accentuano e tra i materiali compaiono sempre più damaschi, broccati e velluti di seta con modelli floreali, fili d’oro e d’argento, ricami con perle o pietre preziose e pizzi che fanno delle corti italiane un modello d’eleganza per l’intera Europa. Il gruppo allegorico proposto dal Rione è composto da: la Bellezza, rappresentata da una ragazza in sontuoso e ricco abito color oro contornata ai lati da due ancelle ,con tunica beige e verde, che cospargono petali di rosa simbolo dell’amore e dei maggiori auguri; innanzi alla Bellezza vi è una ragazza vestita di rosso recante uno specchio tondeggiante: questo, per la sua capacità di riflettere le sembianze umane e la realtà circostante, è messo in relazione con la coscienza e con il pensiero. Sempre innanzi alla Bellezza, ma al lato opposto, si trova un’ancella in rosso con in mano dei gigli, simbolo di purezza e nobiltà. In chiusura sfilano dure ragazze una con corona d’oro e l’altra d’argento simboli di regalità e prosperità; dietro di esse un cavallo bardato lineare, senza coccarde, con filamenti verdi che richiamano l’allegoria della Bellezza che fiorisce, montato da un cavaliere che innalza un cartiglio dove compare il motto “Venusta et Pulchritudo” (Bellezza e Grazia).

 

ALLEGORIA DELLA FORTUNA
CORTEO STORICO – GIUGNO/SETTEMBRE 2016

L’unicorno, animale simbolico presente già nei bestiari dell’ XI secolo, si lega da sempre a simboli e significati talora anche molto diversi tra loro. Questa diversità, ben lungi dall’essere contraddittoria, deriva dalla ricezione che nelle diverse culture e nelle diverse epoche l’unicorno ha rappresentato. Nei bestiari dell’alto Medioevo l’animale aveva una connotazione non positiva, spesso connessa ad una disumana ferocia che solo una vergine poteva incantare. Nei secoli successivi l’unicorno ha assunto caratteristiche più sfumate, giungendo a rappresentare anche la purezza, l’orgoglio, la virtù (intesa come valore) e la fortuna. Il Rione Badia intende riproporre una allegoria dell’unicorno legata ad un contesto barocco; infatti nel XVII secolo l’animale frequentò spesso in senso metaforico la cultura delle feste e dello spettacolo.
Il gruppo che il rione propone è composto da: un cavallo di colore bianco con corno posticcio, cavalcato da una ragazza abbigliata con tunica bianca ricoperta da veli di tinte tenui, a loro volta richiamate da motivi floreali nella capigliatura. L’Amazzone sarà accompagnata da un “Araldo” che recherà con sé un cartiglio con la seguente massima: “VIRTUTE DUCE, COMITE FORTUNA” (sotto la condotta della virtù, intesa come valore, in compagnia della fortuna).